Gli otto motivi per cui l’Ucraina ha resistito alla Russia e può vincere la guerra nel 2023

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A quasi 10 mesi dall’inizio dell’invasione russa, all’avvicinarci della fine di questo fatidico 2022, almeno una cosa risulta essere sempre più chiara: l’Ucraina è stata in grado di gestire la prima fase della guerra in maniera nettamente migliore di quella realisticamente ipotizzabile da chiunque in precedenza.

La Russia, infatti, nonostante la sua superiorità militare, è stata in grado solo di ottenere ben pochi risultati militari tangibili in oltre 300 giorni di guerra, ed anzi nel corso degli ultimi mesi la situazione si è addirittura sviluppata in maniera favorevole per l’Ucraina.

Era il 24 febbraio quando l’esercito russo aveva lanciato centinaia di paracadutisti con l’intento di occupare l’aeroporto di Hostomel, nelle vicinanze di Kyiv, da cui far partire un veloce attacco con l’intento di occupare la capitale ucraina, uccidere il presidente Zelensky e mettere al suo posto un regime fantoccio.

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Mentre i tank russi oltrepassavano nello stesso giorno il confine con l’Ucraina, le attese del Cremlino erano quelle di una veloce e facile vittoria. Documenti poi resi noti successivamente mostrano come Mosca davvero si attendesse la caduta di Kyiv in poco meno di 3 giorni.

Il piano è fallito clamorosamente. Quella che doveva essere una passeggiata trionfale si è invece trasformata in un massacro senza precedenti: secondo le ultime stime disponibili almeno 100 mila soldati russi sono stati uccisi o gravemente feriti in poco più di 300 giorni.

Si tratta di un dato enorme soprattutto se paragonato all’ultima invasione di Mosca che risale agli Anni Ottanta: quella dell’Afghanistan che ha causato 15 mila morti tra i soldati sovietici in 10 anni di guerriglia conclusasi poi con il ritiro sovietico.

A livello di mezzi militari, il disastro russo in Ucraina è ancora più evidente. Questi i dati più aggiornati delle perdite confermate ad oggi dell’esercito russo, così come calcolate dal progetto Oryx sulla base di fonti open source: 8.497, di cui 5.306 distrutti, 214 danneggiati, 304 abbandonati, e 2,673 catturati dagli ucraini.

In dettaglio in questi 10 mesi di guerra i russi hanno perso 1.584 carri armati, 738 veicoli corazzati da combattimento, 280 veicoli corazzati per il trasporto di personale, 43 veicoli protetti contro le imboscate, 175 veicoli per la mobilità della fanteria, 212 posti di comando e stazioni di comunicazione mobile, 31 sistemi missilistici semoventi anticarro, 90 veicoli ed equipaggiamento di supporto per l’artiglieria, 150 sistemi di artiglieria trainata, 199 sistemi di artiglieria semovente, 164 lanciarazzi multipli, 16 postazioni di cannoni antiaerei fissi, 23 cannoni antiaerei semoventi, 83 sistemi missilistici terra-aria, 20 Radar, 67 aerei da combattimento, 74 elicotteri, 4 veicoli aerei da combattimento senza pilota, 150 veicoli aerei senza pilota da ricognizione, 12 navi militari, e 2.146 tra camion, veicoli e jeep usati dalle Forze Armate russe.

Nonostante tutte queste perdite, non solo le forze russe non sono state in grado di occupare la capitale Kyiv come avevano sperato, ma anzi, a partire dalla fine della primavera, sono state costrette a vedere le truppe ucraine liberare circa metà del territorio da loro occupato inizialmente, prima nelle regioni di Kyiv, Sumy e Chernihiv e poi più di recente nelle regioni di Kharkiv e Kherson.

In questo contesto aumenta anche il malessere di una parte sempre maggiore della popolazione russa sulla prosecuzione della guerra (sebbene per ora permanga silenzioso e senza proteste di massa visibili a causa delle dure misure repressive decise dal governo russo).

Secondo sondaggi riservati condotti per il Cremlino di cui è venuta in possesso Meduza, solo il 27% dei russi è ora a favore della continuazione della guerra. Si tratta di un dato simile a quello di un altro recente sondaggio, pubblicato da Levada Center, l’ultimo istituto di sondaggi indipendente rimasto in Russia, secondo cui il 53% dei russi era a favore dei colloqui di pace con l’Ucraina, il 41% della prosecuzione della guerra ed il 6% indecisi.

Eppure, nonostante queste battute di arresto e la situazione interna, non sembra che Mosca intenda fermarsi. Dopo la rotta subita nella regione di Kharkiv ed il ritiro dalla parte occidentale della regione di Kherson, il conflitto è entrato in un nuovo stadio, con la Russia che ha iniziato a diversificare le sue tattiche militari sotto la guida del nuovo comandante Sergey Surovikin.

Da novembre è iniziata una nuova fase della campagna militare fatta di attacchi missilistici e con uso di droni di provenienza principalmente iraniana contro Kyiv ed altre principali città ucraine, con l’intento di colpire le infrastrutture energetiche critiche per danneggiare l’economia ucraina, lasciare i cittadini al freddo e debilitare il morale della popolazione.

Negli ultimi mesi, milioni di case ucraine sono rimaste più volte senza energia elettrica, acqua potabile e riscaldamento, proprio mentre arrivava il gelo invernale.

Tutto ciò non sembra comunque aver scalfito al momento la volontà da parte di Kyiv di combattere per sconfiggere l’invasore russo, che resta evidente più che mai nel Donbass dove si stanno tenendo le battaglie più difficili nelle città di Soledar e Bakhmut che sono state praticamente rase al suolo da mesi di durissimi combattimenti, ma di cui gli ucraini restano in controllo nonostante tutto.

I motivi di ottimismo per l’Ucraina

Gli ucraini hanno passato un anno incredibilmente traumatico, ma si avviano ad iniziare il 2023 avendo dalla loro parte alcune ragioni di cauto ottimismo. Sebbene la guerra molto probabilmente durerà ancora a lungo, alcune tendenze domestiche ed internazionali che sono emerse nei primi 10 mesi di guerra lasciano intravedere la possibilità di una vittoria ucraina.

Secondo gli analisti, in particolare, sono almeno 8 i fattori che hanno determinato l’andamento della guerra a favore di Kyiv negli ultimi 10 mesi e che potrebbero continuare a farlo nel 2023:

1. La bravura militare ucraina
In ben pochi, ad inizio 2022, credevano che le Forze Armate ucraine sarebbero riuscite realisticamente a resistere contro la piena potenza dell’esercito russo. Buona parte dei commentatori, ad inizio guerra, era convinto che qualsiasi resistenza militare organizzata da parte ucraina sarebbe collassata rapidamente. Così non è successo.

I primi 10 mesi di guerra hanno dimostrato che l’esercito ucraino è stato invece in grado di raggiungere ed in molti casi persino sorpassare gli standard NATO. Sebbene spesso fossero in minoranza di uomini e munizioni, i soldati ucraini sono stati in grado di resistere eroicamente, animati dalla volontà di difendere il proprio Paese dall’invasione nemica.

2. La resilienza del popolo ucraino
Tutto il mondo è rimasto affascinato dalla forza e dal coraggio dimostrato dagli ucraini nel 2022, ed anche Mosca è stata presa completamente di sorpresa.

Nei mesi precedenti l’invasione, l’intelligence russa aveva drammaticamente sottovalutato lo spirito nazionale ucraino. Si è trattato probabilmente del più grande fallimento di intelligence dai tempi della Seconda guerra mondiale in poi.

A partire dal 24 febbraio, il popolo ucraino non ha mostrato segni di debolezza nonostante una dura occupazione militare nelle zone occupate, sanguinosi assedi, blackout energetici e orribili crimini di guerra commessi dalle truppe russe che includono, tra le altre cose, episodi di violenza, deportazione forzata ed uccisioni indiscriminate come a Bucha, Mariupol, Izyum ed altri territori occupati.

Il punto è che un Paese che è sopravvissuto agli orrori del genocidio per fame negli Anni Trenta dello scorso secolo (il famigerato Holomodor), e successivamente alla violenza senza precedenti del durissimo scontro armato tra nazisti e sovietici sul fronte orientale della Seconda guerra mondiale, non avrebbe mai dovuto essere sottovalutato nella propria forza e capacità di resistenza. Eppure, è proprio quello che ha fatto Mosca, ed ora ne sta pagando le conseguenze.

3. Gli alleati anglosassoni
Per l’Ucraina uno degli elementi chiave di una resistenza di successo è stato poter contare sull’intelligence, l’addestramento e soprattutto gli aiuti finanziari e militari (armi e munizioni) da parte di Stati Uniti e Regno Unito che le hanno consentito di distruggere così tanti mezzi militari russi sul campo di battaglia.

Oggi ogni ucraino che combatte al fronte conosce a menadito i nomi di armi americane come HIMARS, Javelin, Stinger, NLAW, Harpoon e prossimamente Patriot. Sebbene alcune di queste armi abbiano ormai una trentina di anni d’età, si sono dimostrate ancora devastanti sul campo di battaglia. Le perdite subite dai russi stanno lì a dimostrarlo.

4. La solidarietà della Polonia e dei Paesi dell’est Europa
Ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orban (ed in misura minore di Serbia e Bulgaria) i Paesi dell’est Europa, che ben conoscono la dominazione sovietica, così come i Paesi baltici, hanno dimostrato una solidarietà senza precedenti nei confronti di Kyiv.

L’esempio più lampante è quello della Polonia che ha aperto letteralmente le sue porte a milioni di rifugiati ed ha fornito una assistenza militare, di addestramento e supporto quasi senza precedenti per un Paese immediatamente vicino ad uno in guerra.

5. Il ruolo chiave della Turchia
Sebbene alcuni osservatori continuino a dibattere l’esatta natura della posizione turca nella guerra in corso, nessuno può negare che il ruolo di Ankara sia stato fondamentale per aiutare Kyiv a resistere in questi mesi.

Senza il successo da parte della Turchia nel negoziare e raggiungere un accordo per la spedizione di grano ucraino, gli agricoltori ucraini sarebbero in una situazione ancora più disperata e molte parti del mondo soffrirebbero la fame.

Inoltre, non va dimenticato il ruolo essenziale nelle prime settimane di guerra, dei droni turchi Bayraktar che hanno devastato le colonne russe in avanzata e probabilmente salvato Kyiv e Kharkiv dall’occupazione russa, così come il contributo turco fornito chiudendo prima lo Stretto del Bosforo alle navi militari russe, e poi per fornire aiuti di emergenza al settore energetico ucraino.

La risposta di Ankara all’invasione russa dell’Ucraina sottolinea la riemergenza della Turchia come una delle principali potenze regionali con forti ambizioni. Ad oggi, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan resta il più probabile broker di un difficile accordo di pace tra Russia e Ucraina ed anche l’unico leader in grado di poter parlare con entrambe le parti.

Ciò può avere un ruolo fondamentale anche sulla sua campagna per la rielezione a presidente alle elezioni presidenziali turche del prossimo anno, in vista di una difficile sfida contro una opposizione per la prima volta unita contro di lui e che spera di poterlo spodestare dopo venti anni di dominio assoluto, a causa di una situazione economica in Turchia molto difficile.

6. La sorprendente unità dell’Europa
Forse una delle sorprese (positive) principali del 2022, è stata l’unità mostrata dall’Europa in supporto dell’Ucraina.

L’Unione Europea ha dimostrato una solidità che era difficile immaginare in precedenza, approvando ben 9 pacchetti di sanzioni contro la Russia, oltre che, più di recente, proposte per il tetto del prezzo del petrolio e del gas russo, sebbene fosse esposta in prima persona alle ritorsioni russe.

Tutto questo è avvenuto proprio mentre la Russia ha cercato più volte e senza successo di dividere l’Europa usando le esportazioni energetiche come arma e finanziando attività sovversive e di spionaggio in diversi Paesi dell’Unione Europea.

Mosca ha puntato tutte le sue carte su una Europa divisa, ma la realtà di questi mesi ha dimostrato che l’invasione russa dell’Ucraina ha ottenuto il risultato esattamente opposto: unire sempre di più il continente a supporto di Kyiv.

L’aggressione militare russa dell’Ucraina ha persino persuaso nazioni precedentemente neutrali, come Svezia e Finlandia, a chiedere l’ingresso nella NATO, avvicinando di molte migliaia di km il confine russo a quello dell’Alleanza Atlantica, vale a dire proprio il contrario dell’obiettivo dichiarato dai russi prima della guerra.

7. L’arroganza imperiale russa
La decisione russa di invadere l’Ucraina ha mostrato le fragili fondamenta di sabbia del castello delle ambizioni imperiali russe. L’incapacità russa di invadere con successo l’Ucraina ha distrutto in buona parte il mito della Russia come superpotenza militare ed ha lasciato Mosca più isolata che mai nel mondo dai tempi della Rivoluzione bolscevica.

Oggi la Russia può contare solo su pochi Stati paria come solidi alleati, come Bielorussia, Iran e Corea del Nord, anche loro sottoposti a sanzioni internazionali per vari motivi.

La Cina, da parte sua, è ben felice di approfittare economicamente della Russia vista la posizione indebolita di quest’ultima, ma finora Pechino (che ha le sue mire altrove) ha mantenuto una certa distanza dall’invasione russa, evitando di dare supporto troppo visibile a Mosca e più volte lanciando moniti a favore della pace e contro l’escalation incontrollata.

Inoltre, per troppi anni i generali russi hanno esagerato le capacità delle proprie Forze Armate, mentre, in molti casi, la corruzione le minava dall’interno. Il risultato di tutto questo è che l’esercito russo non ha più la forza militare di soddisfare gli obiettivi imperiali imposti dal Cremlino.

8. La leadership del presidente Zelensky
Forse la più grande sorpresa del 2022 è stata la capacità di leadership dimostrata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Nei primi 10 mesi di guerra Zelensky si è guadagnato la notorietà internazionale come leader ispirante di un Paese in guerra, ed è stato paragonato più volte persino ad una figura storica come Winston Churchill.

Alcune sue frasi come “ho bisogno di munizioni, non di un passaggio” ad inizio guerra (quando gli americani gli avevano proposto aiuto per fuggire da Kyiv di fronte alle colonne armate russe in arrivo), oppure il suo memorabile video con selfie di fronte al palazzo presidenziale quando ha detto “il presidente è qui con tutto il governo”, hanno aiutato a galvanizzare la resistenza ucraina nei primi difficili giorni di invasione.

La decisione di Zelensky di restare a Kyiv a tutti i costi viene riconosciuta ancora oggi come fondamentale per il fallimento dei piani iniziali russi. Avesse deciso di andare a Lviv oppure all’estero e stabilire un governo in esilio, le chance di caduta di Kyiv sarebbero aumentate drammaticamente. Invece in questo modo ha dimostrato la resilienza del popolo ucraino ed ha dato al mondo un leader dietro cui unirsi per sconfiggere l’arroganza russa.

Più di recente il suo discorso alla nazione in cui ha affermato che l’Ucraina sarebbe disposta a privarsi di tutto “pur di stare senza di voi” (riferito ai russi), così come il suo recente viaggio a Washington, anche questo dai sapori churchilliani, con la standing ovation ricevuta da parte del Congresso degli Stati Uniti, hanno dimostrato una volta e per tutte che in almeno un ambito Kyiv ha già vinto la guerra: quello della comunicazione.

Come hanno affermato diversi media americani durante la sua recente visita, è difficile trovare oggi un leader che rappresenti di più la sua nazione di quanto Zelensky rappresenti oggi la forza e la capacità di resistenza ucraina di fronte all’invasione russa.

Daniele Angrisani, 43 anni. Appassionato da sempre di politica internazionale, soprattutto Stati Uniti e Russia. 

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